FEDELI ALLA META

IL PUNTO DI VISTA DI FIDELITY INVESTMENT

(non costituisce invito all’investimento!!!!)

Nonostante le recenti tensioni sui mercati, la congiuntura continua ad essere propizia agli investimenti azionari. Affinché vi sia una rivalutazione delle azioni occorre a mio avviso un ambiente caratterizzato da volatilità ridotta. E’ quindi importante il fatto che l’azionario nelle ultime settimane, pur registrando una flessione, abbia avuto un livello di volatilità che è salito sopra il 20% solo brevemente, mentre nel 2008 questa era fra il 30% e il 40%. Questa più bassa volatilità azionaria è dovuta principalmente alla minore incertezza sulle prospettive dell’economia statunitense rispetto agli anni passati.

La ripresa economica negli Stati Uniti traina l’azionario globale

Il “fiscal cliff” ha indubbiamente rappresentato un ostacolo difficile da superare, ma la solida crescita del settore privato ha permesso all’economia statunitense di crescere. Grazie al miglioramento strutturale del “deficit gemello” (disavanzo pubblico e disavanzo delle partite correnti o bilancia commerciale), questa economia è infatti tornata a mostrare una buona solidità.

Nel 2009 il deficit fiscale degli USA era pari al 10% del PIL, che corrisponde a 1.500 miliardi di dollari. Secondo i dati del Congressional Budget Office, quest’anno il deficit dovrebbe attestarsi a circa 640 miliardi di dollari USA, pari al 4% del PIL. Tale risultato non dipende solo dai tagli alle spese ma anche dai positivi effetti sul gettito federale derivanti dall’aumento di utili aziendali e pressione fiscale. Entro il 2015 il deficit fiscale dovrebbe scendere al 3% del PIL, un valore quasi in linea con il tasso tendenziale di crescita del PIL e che consente agli USA di raggiungere una certa stabilizzazione a livello di indebitamento.

Anche sul fronte della bilancia commerciale, gli Stati Uniti sono riusciti a compiere enormi passi avanti. Per la prima volta negli ultimi trent’anni, la posizione commerciale degli USA è migliorata in un periodo di crescita economica, un risultato imputabile a una novità strutturale, ovvero l’energia derivante dai giacimenti di scisti (shale energy). Lo sfruttamento commerciale dei giacimenti di idrocarburi da scisti ha infatti permesso di ridurre le importazioni statunitensi di petrolio da 12 a 8 milioni di barili al giorno e il dato è destinato a scendere ancora.

Il miglioramento del “deficit gemello” ha favorito il dollaro, aumentando la pressione sui prezzi delle materie prime. Il miglioramento delle prospettive di crescita, che si attestano al 3%, insieme a un livello di inflazione contenuto, danno alla Federal Reserve la possibilità di allentare in modo graduale il programma di quantitative easing. Questo scenario è dunque fortemente positivo per una ripresa dei mercati azionari, non solo negli Stati Uniti, ma a livello globale. 

Per Europa e Giappone serve ancora tempo

In Europa vi sono stati timidi segnali di ripresa, che tuttavia si inseriscono in un contesto caratterizzato da una crescita estremamente ridotta. Vista l’assenza di scorte nel Vecchio Continente, qualsiasi minima variazione della domanda genera un effetto immediato a livello di produzione industriale e crescita. Non è quindi ancora opportuno parlare di una solida ripresa strutturale dell’Europa nel suo complesso.

Ben diversa è la situazione in Giappone, dove l’andamento del mercato azionario è influenzato dall’evoluzione politica. I primi due punti del radicale programma economico del Primo Ministro Abe, ovvero supporto fiscale e incentivi monetari, dovrebbero provocare nei prossimi due mesi un incremento della crescita del PIL, anche nell’ordine del 4%. Senza dubbio un contesto di questo tipo offre ampi margini di rialzo ai titoli azionari giapponesi, ma l’effettivo avvio di una fase rialzista pluriennale, che non si esaurisca in un rally temporaneo, dipenderà dalla capacità di Abe di attuare il terzo punto del programma, il più arduo: la riforma strutturale. Per incrementare nel lungo periodo il tasso di crescita reale del Giappone, è infatti essenziale ampliare la forza lavoro o migliorare la produttività. Per aumentare la forza lavoro le possibili vie sono due: incrementare la partecipazione femminile o aumentare l’immigrazione, anche se quest’ultima opzione sembra poco praticabile.

Mercati emergenti: serve un nuovo modello

I mercati emergenti sono alla ricerca di un nuovo modello economico. Alcuni degli elementi strutturali favorevoli che hanno contraddistinto l’ultimo decennio si stanno ora rivelando quasi degli ostacoli. All’indomani della crisi finanziaria asiatica del 1997-98, i mercati emergenti avevano abbandonato il cosiddetto “consensus di Washington”, un orientamento che, dalla caduta del Muro di Berlino, aveva dominato il pensiero economico dei mercati emergenti e prevedeva un regime di cambi fissi, obiettivi in materia d’inflazione, nonché politiche di privatizzazione e liberalizzazione. Al suo posto fu invece adottato un nuovo modello economico basato su valute deboli, una crescita trainata dalle esportazioni, l’accumulazione di riserve in dollari USA e lo sviluppo di fonti di finanziamento non denominate in dollari USA, come il debito in valuta locale.

Nonostante il successo riscosso negli ultimi dieci anni, questo modello sta oggi diventando meno praticabile a causa del fatto che il mondo sviluppato si sta orientando verso un maggior equilibrio delle bilance commerciali. Le valute dei mercati emergenti non sono più convenienti come in passato e, in termini reali, hanno ampiamente recuperato potere. I mercati emergenti devono quindi accantonare i modelli economici basati sulle esportazioni e avviare una riforma strutturale. I Paesi che sapranno farlo in maniera efficace, come è il caso per la Cina, che ha messo in campo importanti riforme proprio allo scopo di ribilanciare la propria economia a favore dei consumi interni, potranno prosperare, mentre i Paesi che non riusciranno a modificare in maniera strutturale le loro economie potrebbero trovarsi in seria difficoltà, in un contesto in cui è venuta meno la debolezza del dollaro e in cui sono calati i prezzi delle materie prime.

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...