PREVIDENZA: OPPORTUNITA’ NELLA NECESSITA’

Stamane, dopo due mesi estivi durissimi, che nulla hanno aggiunto al già scarso entusiasmo preesistente, mentre parlavo con un giovane cliente, che come da prassi non ci aveva proprio pensato, mi sono ritrovato ad elencare le virtù necessarie dell’investimento a scopo previdenziale.

Vale la pena chiarirci le idee e sottolineare i paletti del sistema, anche senza ribadire che ALCUNI DI NOI LA PENSIONE PUBBLICA NON LA VEDRANNO MAI E STANNO LAVORANDO PER PAGARE QUELLA DEI PROPRI NONNI.

 

Sarà il mio mantra per i prossimi mesi.

GIOVANI METTETE FIENO IN CASCINA CHE L’INVERNO FREDDO DELL’INCOSCIENZA STATALE E’ GIUNTO  (già da mò)!

 

Prima di parlare di previdenza facciamo un accenno alla DETRAIBILITA’ DELLE POLIZZE ASSICURATIVE sulla VITA, che in un certo senso vengono a torto o a ragione utilizzate anche a scopo previdenziale, anche se di contenuto smaccatamente finanziario.  

E’ possibile portare in detrazione e risparmiare imposte, scaricando i premi di assicurazione pagati nell’anno, per i quali sarà possibile detrarre il 19% fino ad un massimo di spesa di 1.291,14 euro.

Almeno fino a qualche giorno fa era così, poiché  la detrazione, cioè la sottrazione dall’imposta lorda di una quota di spese, che riduce quindi l’imposta stessa, è stata dimezzata recentemente dal Governo Letta, a quanto pare per coprire l’eliminazione dell’IMU.

Con il Decreto IMU di Agosto 2013 il tetto massimo di detraibilità consentita delle polizze vita scende a  630 euro per il 2013 contro i precedenti 1.291,14 e a soli 230 euro a decorrere dal periodo d’imposta 2014.

OCCHIO QUINDI!

 

PREVIDENZA E DEDUZIONE.

I contributi alla previdenza complementare sono deducibili fino a un limite di 5.164,57.

 

La deduzione fiscale è un’agevolazione che consiste nel sottrarre determinate spese dal reddito complessivo con un beneficio che va rapportato all’aliquota marginale raggiunta dal contribuente. Opera pertanto in modo diverso dalla detrazione, che abbatte invece l’imposta da pagare.

Anche l’eventuale contributo del datore di lavoro è deducibile dall’Irpef mentre il TFR non concorre alla formazione dell’importo deducibile. La deduzione massima comporta un risparmio fiscale che oscilla tra € 1.187 e i 2.220 (col versamento annuo di 5.164€).

Reddito annuo lordo

Aliquota marginale
IRPEF 2008*

Versamento ai Fondi Pensione

Risparmio fiscale

€ 15.000,00

23%

€ 5.164,57

€ 1.187,85

€ 28.000,00

27%

€ 5.164,57

€ 1.394,43

€ 55.000,00

38%

€ 5.164,57

€ 1.962,53

€ 75.000,00

41%

€ 5.164,57

€ 2.117,47

€ 85.000,00

43%

€ 5.164,57

€ 2.220,76

 

 

Inoltre, agevolazione particolarmente interessante per i giovani lavoratori (assunti dopo il 1 gennaio 2007), dal  6° al 25° anno di permanenza nel fondo esiste la possibilità di dedurre fino al 50% in più della deducibilità di cui non si è usufruito nei primi 5 anni lavorativi (con un limite a 7.746,86 euro annui).

 

I contributi previdenziali e assistenziali costituiscono una delle principali possibilità di deduzione, per i lavoratori. Gli italiani che hanno una fondo pensione sono ancora una minoranza ed il legislatore, conscio di questa situazione, ha adottato una serie di rilevanti agevolazione fiscali per chi aderisce alla previdenza complementare allo scopo di incentivarne lo sviluppo, oltre alla deduzione di 5.164 €.

 

1) Imposta sostitutiva dell’11% sui rendimenti.

I rendimenti (plusvalenze) annuali realizzati dal Fondo sono soggetti ad un’imposta sostitutiva fissa delle imposte sui redditi pari all’11%, che risulta più conveniente rispetto alla tassazione su altre forme di investimento finanziario (attualmente pari al 20%).

 

2) Assenza dell’imposta di bollo.

I prodotti previdenziali (Fondi Pensione Aperti e Piani Individuali Previdenziali) non rientrano nel perimetro dei prodotti finanziari ed assicurativi per i quali è dovuto il pagamento dell’imposta di bollo. Ciò è contenuto nel nuovo decreto del Ministero dell’Economia e delle finanze del 24 maggio 2012. Di conseguenza i prodotti previdenziali risultano favoriti rispetto ad altri prodotti colpiti da tale imposta.

 

3) In fase di prestazione, tassazione dal 9% al 15%.

La permanenza protratta nel tempo ai FP aperti viene premiata con una riduzione dell’aliquota del 15% dello 0,30% per ogni anno successivo al 15°. Lo “sconto” può arrivare fino al massimo del 6% (quindi ad un’aliquota del 9%): un’evidente convenienza fiscale a seguito di una duratura permanenza nel Fondo.

 

Infine è utile ricordare che i fondi pensioni hanno dei rendimenti molto interessanti.

Prendiamo ad esempio il caso del TFR (trattamento di fine rapporto).

Un versamento totale di 57.800 euro nell’arco di un ventennio (pari a quasi 2.900 l’anno) avrebbe portato a un montante di oltre 102mila euro se fosse stato investito in un fondo pensione: mentre con la liquidazione tenuta in azienda ci si sarebbe fermati solo a 76mila euro.

 LASCIARE I VOSTRI SOLDI NEL TFR NON è LA SCELTA MIGLIORE.

NON PENSARE ALLA PREVIDENZA ED A GARANTIRSI UNA RENDITA FUTURA IN QUESTI TEMPI INCERTI E MICRAGNOSI NON è UNA SCELTA CORRETTA MA INCOSCIENZA.

per maggiori delucidazioni vi invio sul sito del nemico:

http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/file/Nsilib/Nsi/Agenzia/Agenzia+comunica/Prodotti+editoriali/Guide+Fiscali/Vantaggi+fiscali+previdenza+complementare/GUIDA+N4_08.pdf

 

QUINDI PREVIDENZA …TUTTO DI GUADAGNATO!

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